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Trump accusa la Cina: 'Ha rubato i dati di 220 milioni di elettori USA'. Cosa sappiamo

Pubblicato 17 Luglio 2026 News

Trump accusa la Cina: "Ha rubato i dati di 220 milioni di elettori USA". Cosa sappiamo

Il discorso alla nazione di Donald Trump del 16 luglio 2026 riapre lo scontro sulla sicurezza elettorale americana. Il presidente ha accusato la Cina di aver sottratto i dati personali di 220 milioni di elettori statunitensi, definendola "la più grande violazione di dati elettorali della storia". L'annuncio arriva a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre, in un clima politico già teso.

In questo articolo ricostruiamo cosa ha detto Trump, come ha risposto Pechino e perché la vicenda rischia di avere ricadute dirette sul voto di midterm.


Cosa ha detto Trump nel discorso alla nazione

Il discorso alla nazione è l'intervento in prima serata con cui un presidente USA si rivolge direttamente ai cittadini su temi ritenuti prioritari. Trump lo ha usato quasi interamente per parlare di sicurezza elettorale, dedicando solo pochi accenni a Iran ed economia.

Il passaggio centrale riguarda l'accusa a Pechino: secondo il presidente, documenti recentemente declassificati dimostrerebbero che la Repubblica Popolare Cinese ha condotto, a partire dal ciclo elettorale 2020, una violazione sistematica dei dati elettorali americani. I dati coinvolti includerebbero nomi, indirizzi, numeri di telefono e preferenze politiche di 220 milioni di elettori.

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Le accuse specifiche a Pechino

Trump ha sostenuto che la Cina avrebbe assegnato un'unità specifica all'analisi dei dati sottratti, e che l'obiettivo dell'operazione non fosse favorire lui, ma il suo avversario del 2020, Joe Biden. Il presidente ha parlato anche di un tentativo cinese di "fabbricare schede illegali" a favore dell'allora candidato democratico.

A questo si aggiunge un secondo fronte, quello venezuelano: secondo Trump, la CIA avrebbe raccolto informazioni su un presunto complotto legato al regime di Nicolas Maduro per condizionare le elezioni del 2020.

L'annuncio sulla desecretazione

Un punto chiave del discorso riguarda l'impegno a desecretare nuovi documenti che, secondo Trump, dimostrerebbero le vulnerabilità dell'attuale sistema di voto USA, comprese quelle legate alle interferenze straniere. Il presidente ha definito il sistema attuale "debole" e "lontano dagli standard di sicurezza necessari", puntando il dito anche contro le macchine per il conteggio dei voti e contro le oltre 278.000 persone non cittadine americane risultate registrate al voto.


La replica della Cina

Pechino ha respinto le accuse con toni netti. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha definito le dichiarazioni di Trump "pure invenzioni e calunnie malevole", aggiungendo che si tratta di affermazioni "da tempo dimostrate infondate".

Un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington ha ribadito la posizione ufficiale di Pechino: la Cina aderisce al principio di non interferenza negli affari interni di altri Paesi, e le elezioni statunitensi restano una questione che riguarda esclusivamente il voto del popolo americano.

Vale la pena ricordare che la Cina è già stata accusata di tentativi di interferenza elettorale da altri Paesi occidentali, tra cui Australia, Canada e Regno Unito — un elemento di contesto che alimenta il dibattito, pur senza costituire di per sé una conferma delle accuse specifiche di Trump.


Perché il tempismo preoccupa: le midterm di novembre

Come influisce questo discorso sulle elezioni di metà mandato? È la domanda che si stanno facendo analisti e osservatori politici negli Stati Uniti.

Il riferimento ripetuto alle elezioni del 2020 non è casuale. Le teorie di Trump sul voto rubato sono all'origine dell'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, e il nuovo attacco al sistema elettorale arriva proprio mentre i sondaggi danno il Partito Repubblicano in difficoltà per il voto di novembre.

Diversi osservatori temono che l'obiettivo reale sia duplice:

  • Federalizzare il sistema elettorale, sottraendo competenze agli Stati.
  • Preparare il terreno per dichiarare un'emergenza di sicurezza nazionale poco prima del voto di midterm.

A rafforzare questi timori sono intervenute le parole di Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca. Bannon ha definito il discorso "incredibilmente potente" e ha invocato l'immediata dichiarazione di un'emergenza per la sicurezza nazionale legata alle elezioni di metà mandato, arrivando ad affermare che "le elezioni di metà mandato saranno rubate, proprio come tutte le altre".


Le reazioni: dai democratici a Fox News

Non tutti, negli Stati Uniti, hanno accolto le affermazioni di Trump come fatti accertati.

Il governatore della California Gavin Newsom, democratico, ha replicato subito dopo il discorso: le frodi elettorali, ha detto, sono "estremamente rare" e quasi sempre commesse da cittadini americani — una posizione che si scontra frontalmente con la narrazione della Casa Bianca.

Anche Fox News, network solitamente allineato all'amministrazione Trump, ha espresso cautela. I suoi giornalisti hanno dichiarato di non essere in grado di corroborare le dichiarazioni del presidente sul voto, pur avendo trasmesso il discorso in diretta.

Diverso l'atteggiamento di altre reti: alcune emittenti hanno scelto di non trasmettere l'intervento in TV, preferendo le sole piattaforme digitali, non ritenendo il discorso sufficientemente rilevante o temendo di amplificare affermazioni non verificate.

Lo scontro con ABC e NBC

Proprio contro le reti che hanno scelto di non trasmettere in diretta, Trump ha riservato gli attacchi più duri del discorso. Il presidente ha accusato ABC e NBC di "sapere quanto è corrotto il sistema" e di essere parte di un presunto complotto per proteggere la sinistra, arrivando a minacciare pubblicamente la revoca delle loro licenze.

Si tratta di una minaccia diretta alla libertà di stampa che ha sollevato ulteriori polemiche, in un contesto già segnato da forti tensioni tra la Casa Bianca e i grandi network americani.


Cosa significa in pratica per gli elettori americani

Al netto delle accuse politiche, la sostanza tecnica sollevata da Trump riguarda la sicurezza dei dati elettorali — un tema che, a prescindere dalle interpretazioni politiche, meritа attenzione da parte degli esperti di cybersicurezza.

I dati che Trump sostiene siano stati compromessi includono informazioni potenzialmente sensibili: nominativi, recapiti, numeri di telefono e orientamenti politici. Se confermata da fonti indipendenti e documenti verificabili, una violazione di queste dimensioni rappresenterebbe effettivamente un problema serio per l'integrità dei processi democratici, indipendentemente da chi ne tragga vantaggio politico.

Al momento, tuttavia, le uniche fonti delle accuse restano dichiarazioni della Casa Bianca, non ancora accompagnate da documentazione pubblica verificabile in modo indipendente.

Domande frequenti

La Cina ha davvero rubato i dati di 220 milioni di elettori USA?

Si tratta di un'accusa formulata da Donald Trump nel discorso alla nazione del 16 luglio 2026, basata su documenti che il presidente ha definito "recentemente declassificati". La Cina ha respinto categoricamente l'accusa, definendola infondata. Al momento non esistono conferme indipendenti pubblicamente verificabili.

Cosa ha annunciato Trump sulla sicurezza elettorale?

Trump ha annunciato l'intenzione di desecretare nuovi documenti relativi alle vulnerabilità del sistema di voto statunitense, comprese quelle legate a presunte interferenze straniere da parte di Cina e Venezuela.

Perché il discorso preoccupa in vista delle midterm di novembre?

Perché arriva a pochi mesi dal voto di metà mandato, in un momento in cui i sondaggi danno il Partito Repubblicano in difficoltà. Diversi osservatori, tra cui lo stesso Steve Bannon, hanno collegato il discorso alla possibilità di dichiarare un'emergenza di sicurezza nazionale legata alle elezioni.

Come ha reagito la stampa americana?

In modo diviso. Fox News ha trasmesso il discorso ma non è stata in grado di confermare le dichiarazioni di Trump sul voto. ABC e NBC hanno scelto di non trasmetterlo in diretta TV, scatenando l'ira del presidente, che le ha accusate di corruzione e ha minacciato la revoca delle loro licenze.

Cos'è successo alle elezioni USA del 2020 secondo Trump?

Trump sostiene da anni, senza che i tribunali abbiano mai riscontrato prove di frodi sistemiche, che le elezioni del 2020 gli siano state "rubate". Queste teorie sono considerate tra le cause dirette dell'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021.


Fonti: Avvenire, Il Fatto Quotidiano, Sky TG24